MILANO — «Una piccola, cattiva notizia». Ignazio Angeloni, economista e già componente del Supervisory Board della Bce, commenta l’offerta pubblica di scambio (Ops) da 10 miliardi appena annunciata da Unicredit su Banco Bpm.
Come mai questa definizione?
«Il mio auspicio è che ci siano integrazioni nell’area dell’euro. Va in questo senso l’acquisizione di azioni Commerzbank da parte di Unicredit. L’Ops su Banco Bpm riduce le probabilità che si verifichi un’integrazione di respiro più internazionale. Per questo dico che è una cattiva notizia».
Ma perché piccola?
«Prima di tutto perché non è detto che l’operazione su Commerzbank sia tramontata. L’attuale governo tedesco, che la osteggia, ha i giorni contati. L’altra ragione è che una fusione domestica, anche se meno preferibile di una all’estero, va comunque nella direzione di rafforzare il sistema europeo. Che è la priorità in questo momento».
Unicredit ha precisato che l’operazione su Banco Bpm è indipendente dall’investimento in Commerzbank.
«Penso che per qualunque gruppo procedere con due fusioni di tali entità contemporaneamente non sia semplice. Non credo lo sia nemmeno per una banca forte e solida a livello sia patrimoniale sia manageriale come Unicredit».
Su Commerz potrebbe essere stata effettuata una valutazione circa l’ostilità della politica tedesca?
«Continuo a sperare che l’operazione vada in porto. La vera cattiva notizia, ribadita ancora di recente dal nuovo ministro delle Finanze Jörg Kukies, è che l’establishment tedesco sia così fortemente contrario. In questi termini, l’Ops su Banco Bpm potrebbe rappresentare una sorta di carta di riserva».
Anche il nostro governo si è espresso dopo la mossa su Banco Bpm: il ministro dell’Economia Giorgetti, tirando in ballo il golden power, ha detto che l’Ops è stata comunicata ma non concordata.
«Non commento le specifiche parole, ma ricordo che la reazione dell’Italia all’acquisizione di azioni di Commerzbank da parte di Unicredit era andata nella giusta direzione, perché aveva valutato l’operazione in un contesto di libero mercato».
L’offerta di Orcel su Bpm andrebbe a rafforzare uno dei due poli bancari esistenti anziché favorire la nascita del terzo. Ciò danneggia la concorrenza?
«Qualcuno pone questa questione, perché con una concentrazione su due poli potrebbe essere più facile imporre prezzi e commissioni maggiori. Tuttavia, questo problema può essere scongiurato garantendo, anche grazie al lavoro delle Vigilanze, l’esistenza di banche più piccole, sane e operanti in condizioni di economicità, che siano in grado di fare concorrenza anche ai gruppi più grandi nei prodotti rivolti alla clientela al dettaglio. Una situazione che negli Stati Uniti è realtà».
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