Montepaschi su Mediobanca: operazione di mercato o rischio sistema?

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Fra le tante notizie che agitano l’estate calda delle banche quella più sorprendente è che Montepaschi, a Iungo pecora nera del nostro sistema del credito, più volte salvata coi miliardi dei contribuenti, che valeva quasi zero poco più di due anni fa, punta a controllare Mediobanca, riferimento storico del capitalismo italiano, istituto solido amministrato da sempre con criteri di sana e prudente gestione.

Follia del mercato, vicenda dai contorni oscuri come alcuni sostengono, o dimostrazione che le cose cambiano e anche i salvataggi più improbabili possono creare valore? Il futuro lo dirà. Per ora tentiamo di rispondere a tre domande rilevanti per chi segue queste questioni e ha a cuore le sorti del Paese.

Il ruolo della Bce

Anzitutto: ha sbagliato la Bce ed autorizzare Io scambio azionario che è il primo atto di questo processo? E se quella decisione non è la fine della storia, come non lo è, a chi spetta il giudizio di fondo su questa operazione nell’interesse italiano e del «sistema Europa» che, a detta di tutti, dobbiamo rafforzare? Infine, il giudizio più difficile, quali sono i criteri che devono guidarci nel valutare la maggiore o minore «bontà» di una combinazione fra due banche quali quelle in questione?

Cominciamo col dire che no, la Bce non ha sbagliato: almeno finora. Essa non ha autorizzato la fusione, e neppure un passaggio di controllo, ma solo la proposta al mercato di un concambio azionario il cui esito dirà se gli azionisti intendono attuare il progetto. La Iegge le impone di assicurare la sicurezza e solidità della banca risultante e di preservare la stabilità del sistema, eventualmente ponendo condizioni. La Bce ha chiesto di ricevere a tempo debito tutti gli elementi necessari per giudicare la nuova realtà sotto il profilo prudenziale. A quello stadio, si auspica e ci si aspetta, la Bce deciderà con il dovuto rigore.

Il compito delle autorità nazionali è vigilare

Ma se il compito della vigilanza europea è limitato, a chi spetta il giudizio di fondo sul valore di quella combinazione in un contesto più generale? La risposta non può essere esclusivamente: al mercato. Sia perché il mercato in questione non è davvero tale, essendo dominato da pochi soggetti che possono distorcerne gli equilibri, sia perché informazioni cruciali non sono disponibili in misura uguale alla generaIità degIi azionisti. Ricade in primo luogo sulle autorità nazionali che tutelano il risparmio – Tesoro e Banca d’ItaIia anzitutto – spingersi oltre l’ambito prudenziale della Bce e valutare se il cambiamento degli assetti che ne deriverebbe crei valore, contribuendo, per citare l’ultima Relazione della Banca d’Italia, a «offrire a imprese e famiglie finanziamenti adeguati per quantità e costi; strumenti di impiego del risparmio efficaci, trasparenti e a condizioni eque; servizi qualificati e innovativi, coerenti con le esigenze di sviluppo del Paese».

In che modo la combinazione fra Montepaschi e Mediobanca aiuta a meglio conseguire queste cose? Non si chiede alle autorità di operare una regia occulta del sistema, ma d’assicurarne che corrette considerazioni e analisi entrino nei calcoli di chi nel mercato prende le decisioni. Nessuno più della Banca d’Italia conosce quegli istituti dal di dentro e certamente si è fatta un’idea in materia.

Sarebbe bene che la esprimesse, con cautela ma anche con coraggio. Dal Tesoro ci si attende poi assoluta imparzialità nei confronti delle parti in causa. Sarebbe grave se emergesse, come suggerito da alcuni e come la Commissione sta verificando, che esso ha favorito taluni soggetti.

Ci sono anche altri fattori da considerare. In questa operazione un soggetto più piccolo, per dimensione del bilancio e valore di borsa, ne acquisirebbe uno più grande. Situazione non proibitiva ma certamente anomala. Se l’operazione procede la Bce – qui si rientra nel suo campo – dovrà assicurarsi che gli assetti di governance non risentano in negativo dello squilibrio fra la parte acquirente e quella acquisita. E fare un’attenta valutazione dei rischi di integrare due soggetti con modelli operativi, presenze geografiche e culture aziendali che più diversi fra loro non potrebbero essere.

La frammentazione del sistema bancario europeo

Ulteriore elemento – purtroppo l’ultimo, di cui nessuno è davvero responsabile – è l’impatto sugli assetti europei. Il sistema bancario europeo resta frammentato, a dispetto delle riforme varate dopo la crisi. Mario Draghi, nel suo rapporto sulla competitività, ha auspicato soggetti bancari europei competitivi a livello globale. La Commissione Europea sta preparando proposte in materia di Unione dei Risparmi e degli Investimenti che dovrebbero spingere anche verso un potenziamento dei settori assicurativo, pensionistico e della gestione del risparmio a livello europeo. Quanto contribuisce l’integrazione fra Montepaschi e Mediobanca in tutto questo? Poco o niente, almeno direttamente. Ma suscita perplessità che, a quanto viene riferito, intendimento indiretto di chi la promuove sarebbe anche contrastare l’accordo fra Generali e Natixis, gigante francese deII’asset management, che darebbe luogo a uno dei primi dieci gestori globali del risparmio (fra di essi, nove oggi sono americani).

Tutto considerato i dubbi su questa «sorprendente» operazione, dal punto di vista industriale e nell’interesse del sistema, sono molti. Speriamo che negli sviluppi futuri gli elementi di sostanza emergano e prevalgano sugli aspetti folcloristici di una vicenda a cui viene dato troppo spesso il nome di «risiko». La strada è ancora abbastanza lunga perché questo succeda.

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“Lessons Learned: Ignazio Angeloni” by Mercedes Cardona

Journal of Financial Crises: Vol. 7 : Iss. 2

Available here >>

Abstract

Ignazio Angeloni was an adviser on financial integration, financial stability, and monetary policy to the Executive Board of the European Central Bank during the European Sovereign Debt Crisis and later became director general of financial stability. He coordinated the preparations for establishing the Single Supervisory Mechanism (SSM), a component of the European banking union. The SSM was created to address macroprudential gaps identified during the Global Financial Crisis and the Sovereign Debt Crisis. Angeloni has advocated in his academic papers for completing the work of the SSM by establishing a regional deposit insurance scheme that would backstop the work of the related Single Resolution Board of the European banking union, as the Federal Deposit Insurance Corporation does in the United States.

Fusioni bancarie e Unione Europea

Il Foglio – Intervista con Mariarosa Marchesano


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Il temuto impatto della discesa dei tassi d’interesse sulle banche italiane non c’è stato. A guardare i conti del primo trimestre dei principali istituti di credito del paese (all’appello manca ancora Unicredit) sembra che l’età dell’oro continui: da Intesa Sanpaolo a Banco Bpm, da Mediobanca a Mps, i profitti sono ovunque in crescita rispetto allo stesso periodo del 2024. Come si spiega? “Per la verità, i margini d’interesse delle banche si sono ridotti – risponde al Foglio l’economista Ignazio Angeloni – come ci si aspetterebbe in una fase in cui i tassi Bce sono stati abbassati. Ma le banche hanno più che compensato l’effetto negativo sui conti con l’aumento delle commissioni, che si confermano ancora una volta la componente più dinamica e promettente del panorama bancario italiano”.

In pratica, meno utili da intermediazione, che è il mestiere tradizionale del credito, e più dalla gestione dei risparmi e della ricchezza privata? “Esatto, ma non escluderei anche una componente da trading su titoli, considerata la grande volatilità dei mercati che ha caratterizzato il primo trimestre di quest’anno”. Le banche italiane stanno anche facendo a gara per mostrare solidità finanziaria e patrimoniale dentro a uno scenario di risiko particolarmente agguerrito che vede alcune di loro preda e altre predatori. E’ d’accordo con chi pensa che ci sia troppa confusione? “Direi che le banche, che sono più solide, profittevoli e risanate rispetto al passato, stanno cercando di espandersi in Italia e a livello internazionale. Ma incontrano difficoltà sul piano delle regole, soprattutto quelle europee che non facilitano le fusioni cross border, e sul piano politico”.

Considera una novità l’intervento del governo italiano nelle partite in corso? “Non è una novità perché un certo attivismo nel dirigere le dinamiche del settore bancario si era visto anche in passato, ma mi sembra che il ruolo di questo governo sia più energico e più esplicito, anche rispetto ad altri paesi in Europa”. La Germania, però, si è arroccata con la scalata di Unicredit a Commerzbank. ” È vero, abbiamo visto la reazione scomposta del governo tedesco, peraltro solo verbale, all’intervento di Unicredit su Commerzbank. Speriamo che il nuovo governo cambi direzione. Ma ultimamente in Italia gli interventi per orientare il consolidamento sono più frequenti e sistematici”. Si riferisce al caso Unicredit-Banco Bpm? Crede che ci siano le condizioni per un intervento della Commissione europea? “Le attuali regole comunitarie sulle concentrazioni mi pare siano abbastanza chiare e offrono margini a una banca di poter ricorrere alla Commissione nel caso in cui fossero posti ostacoli a un’acquisizione senza che questa violi l’interesse nazionale così come viene definito dalla norma. Se si escludono rischi per la sicurezza nazionale, in altri casi gli interventi dovrebbero essere discussi dai governi con la Commissione e comunque le legge nazionali non prevalgono sul diritto europeo”.

Pensa che le fusioni debbano avvenire tra realtà affini, per esempio tra banche commerciali e basta, oppure è un bene che vi siano unioni miste, tra istituti tradizionali e banche più orientate alle gestioni patrimoniali? Se ne discute intorno al caso Mediobanca-Mps-Banca Generali. “Penso che un’aggregazione ibrida possa funzionare bene, andando verso il modello banca universale che l’Europa tende a incoraggiare. Ma penso anche che di regola debba essere la realtà più grande, per dimensione del bilancio e capitalizzazione, ad acquisire quella più piccola. In caso contrario aumentano i rischi”.

Era proprio al “modello misto” che i regolatori europei pensavano quando hanno potenziato il cosiddetto Danish Compromise, l’agevolazione prevista per le fusioni tra banche e assicurazioni, poi però la Bce si è espressa a sfavore nel caso di Banco Bpm-Anima, creando anche una certa incertezza tra gli operatori. “Devo dire che in questo caso la posizione espressa dalla Bce ha sorpreso anche me. Una decisione a mio avviso non del tutto chiara. Spero che col tempo possa esserci un ripensamento”.  

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