Un’operazione anomala che rischia di ostacolare alternative più promettenti per il sistema finanziario italiano e, in particolare, per Generali. Così Ignazio Angeloni, economista ed ex membro del Consiglio di Vigilanza della Bce, critica la scalata del Montepaschi a Mediobanca alla vigilia dell’assemblea di Piazzetta Cuccia che deciderà sull’ops per Banca Generali.
Angeloni, domani i soci di Mediobanca decideranno sull’ops per Banca Generali. Come giudica la strategia difensiva di Piazzetta Cuccia di fronte alla scalata di Mps?
Indubbiamente, se si arrivasse a scorporare da Mediobanca la partecipazione in Generali, che di quella banca è stata per anni elemento di forza, verrebbe meno una parte importante dell’attrattiva che l’ops riveste per Montepaschi e per i gruppi azionari che la promuovono. Rimarrebbe tuttavia Mediobanca stessa, un marchio importante con annesso un florido business specialmente se unito a Banca Generali. Posso sbagliare, ma non credo che quella strategia da sola sia sufficiente a scoraggiare l’azione di Mps.
Lei ha paragonato l’ops di Montepaschi alla scalata di una banca media americana a Goldman Sachs. Si tratta di un’operazione così anomala vista da una prospettiva internazionale?
Basta leggere la stampa internazionale per convincersi di questo. La maggior parte degli osservatori ha rubricato questo caso come un curiosum tipicamente italiano, in cui gruppi di potere forti all’interno ma non altrettanto fuori dai confini si contendono piccole fette di potere finanziario nel mercato domestico. Ma l’opinione degli osservatori non è quello che più conta. La bussola per giudicare deve essere se, quanto e come tutto questo aiuta a rafforzare il sistema finanziario italiano come parte di quello europeo.
E questa operazione ostacola o facilita la creazione di campioni bancari paneuropei?
In due parole direi che direttamente è ininfluente, ma indirettamente la ostacola. È ininfluente nell’immediato, perché anche qualora l’operazione riuscisse, la combinazione Mps – Mediobanca sarebbe ben lungi dal costituire un soggetto rilevante in Europa, e tando meno globalmente. Il soggetto risultante dovrebbe anzitutto fare autoanalisi per capire cosa vuole fare di se stesso, come combinare due anime tanto diverse fra loro. Indirettamente però è un ostacolo, perché allontana o rende più difficili operazioni alternative e più promettenti. Siamo chiari: vogliamo veramente che l’Italia sia protagonista di una nuova stagione di crescita del settore finanziario europeo, con ricadute positive per il Paese e per il continente? Allora prendiamo una banca italiana di grande dimensione, con una rete europea sviluppata e provate capacità nel gestire fusioni, e mettiamola insieme al più grande soggetto assicurativo e di gestione del risparmio del Paese. Non mi chieda di fare nomi perché non li farò.
Se invece l’operazione Mps-Mediobanca andasse in porto, che impatto ci sarebbe sulla governance e sulla strategia di Generali?
Difficile fare previsioni. Verosimilmente una vittima potrebbe essere la combinazione fra Generali e Natixis-Bpce, prospettata mesi fa ma di cui si sente parlare poco ultimamente. Combinazione anch’essa interessante per gli scenari europei, ma che per essere bilanciata dal punto di vista del nostro Paese dovrebbe avere alle spalle un gruppo bancario italiano forte. E si ritorna a quanto detto prima.
Questa comunque non è l’unica ingerenza di un governo nel consolidamento bancario. Ci sono stati altri casi fuori dall’Italia. Come valuta il fenomeno?
Il fenomeno preoccupa anche perché è diffuso: abbiamo visto anche i governi tedesco e spagnolo intervenire a gamba tesa nei rispettivi sistemi bancari. La reazione tedesca è quella che mi ha deluso di più: non si capisce neanche bene si vi siano genuine ragioni politiche o si tratti solo di debolezza nei confronti delle lobbies del settore. In Spagna la questione catalana è molto seria, ma mi pare che il Bbva sia deciso da andare avanti.
In Italia un altro caso molto discusso è stato l’uso del golden power nell’ambito dell’operazione Unicredit-Banco Bpm. Alla fine la banca guidata da Andrea Orcel si è ritirata. Che valutazione fa oggi di quella vicenda?
Quando ci sono ragioni politiche importanti, come minacce alla sicurezza nazionale, esse devono passare in prima linea. Ma questo non era certamente il caso per il golden power invocato dal governo italiano sull’operazione Unicredit-Banco Bpm, come la Commissione europea sta giustamente facendo notare.
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