“Lessons Learned: Ignazio Angeloni” by Mercedes Cardona

Journal of Financial Crises: Vol. 7 : Iss. 2

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Abstract

Ignazio Angeloni was an adviser on financial integration, financial stability, and monetary policy to the Executive Board of the European Central Bank during the European Sovereign Debt Crisis and later became director general of financial stability. He coordinated the preparations for establishing the Single Supervisory Mechanism (SSM), a component of the European banking union. The SSM was created to address macroprudential gaps identified during the Global Financial Crisis and the Sovereign Debt Crisis. Angeloni has advocated in his academic papers for completing the work of the SSM by establishing a regional deposit insurance scheme that would backstop the work of the related Single Resolution Board of the European banking union, as the Federal Deposit Insurance Corporation does in the United States.

Fusioni bancarie e Unione Europea

Il Foglio – Intervista con Mariarosa Marchesano


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Il temuto impatto della discesa dei tassi d’interesse sulle banche italiane non c’è stato. A guardare i conti del primo trimestre dei principali istituti di credito del paese (all’appello manca ancora Unicredit) sembra che l’età dell’oro continui: da Intesa Sanpaolo a Banco Bpm, da Mediobanca a Mps, i profitti sono ovunque in crescita rispetto allo stesso periodo del 2024. Come si spiega? “Per la verità, i margini d’interesse delle banche si sono ridotti – risponde al Foglio l’economista Ignazio Angeloni – come ci si aspetterebbe in una fase in cui i tassi Bce sono stati abbassati. Ma le banche hanno più che compensato l’effetto negativo sui conti con l’aumento delle commissioni, che si confermano ancora una volta la componente più dinamica e promettente del panorama bancario italiano”.

In pratica, meno utili da intermediazione, che è il mestiere tradizionale del credito, e più dalla gestione dei risparmi e della ricchezza privata? “Esatto, ma non escluderei anche una componente da trading su titoli, considerata la grande volatilità dei mercati che ha caratterizzato il primo trimestre di quest’anno”. Le banche italiane stanno anche facendo a gara per mostrare solidità finanziaria e patrimoniale dentro a uno scenario di risiko particolarmente agguerrito che vede alcune di loro preda e altre predatori. E’ d’accordo con chi pensa che ci sia troppa confusione? “Direi che le banche, che sono più solide, profittevoli e risanate rispetto al passato, stanno cercando di espandersi in Italia e a livello internazionale. Ma incontrano difficoltà sul piano delle regole, soprattutto quelle europee che non facilitano le fusioni cross border, e sul piano politico”.

Considera una novità l’intervento del governo italiano nelle partite in corso? “Non è una novità perché un certo attivismo nel dirigere le dinamiche del settore bancario si era visto anche in passato, ma mi sembra che il ruolo di questo governo sia più energico e più esplicito, anche rispetto ad altri paesi in Europa”. La Germania, però, si è arroccata con la scalata di Unicredit a Commerzbank. ” È vero, abbiamo visto la reazione scomposta del governo tedesco, peraltro solo verbale, all’intervento di Unicredit su Commerzbank. Speriamo che il nuovo governo cambi direzione. Ma ultimamente in Italia gli interventi per orientare il consolidamento sono più frequenti e sistematici”. Si riferisce al caso Unicredit-Banco Bpm? Crede che ci siano le condizioni per un intervento della Commissione europea? “Le attuali regole comunitarie sulle concentrazioni mi pare siano abbastanza chiare e offrono margini a una banca di poter ricorrere alla Commissione nel caso in cui fossero posti ostacoli a un’acquisizione senza che questa violi l’interesse nazionale così come viene definito dalla norma. Se si escludono rischi per la sicurezza nazionale, in altri casi gli interventi dovrebbero essere discussi dai governi con la Commissione e comunque le legge nazionali non prevalgono sul diritto europeo”.

Pensa che le fusioni debbano avvenire tra realtà affini, per esempio tra banche commerciali e basta, oppure è un bene che vi siano unioni miste, tra istituti tradizionali e banche più orientate alle gestioni patrimoniali? Se ne discute intorno al caso Mediobanca-Mps-Banca Generali. “Penso che un’aggregazione ibrida possa funzionare bene, andando verso il modello banca universale che l’Europa tende a incoraggiare. Ma penso anche che di regola debba essere la realtà più grande, per dimensione del bilancio e capitalizzazione, ad acquisire quella più piccola. In caso contrario aumentano i rischi”.

Era proprio al “modello misto” che i regolatori europei pensavano quando hanno potenziato il cosiddetto Danish Compromise, l’agevolazione prevista per le fusioni tra banche e assicurazioni, poi però la Bce si è espressa a sfavore nel caso di Banco Bpm-Anima, creando anche una certa incertezza tra gli operatori. “Devo dire che in questo caso la posizione espressa dalla Bce ha sorpreso anche me. Una decisione a mio avviso non del tutto chiara. Spero che col tempo possa esserci un ripensamento”.  

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