I segni di ripresa e la bussola di Lagarde

Il Sole 24 Ore

L’ex governatore della Banca d’Inghilterra Mervyn King disse una volta che la politica monetaria deve essere «noìosa». Intendeva dire prevedibile, scontata, senza sorprese; una politica i cui responsabili, meri esecutori di un manuale prefissato e noto a tutti, non rischiano né di perdere la reputazione né di guadagnarsela.

A parte casi estremi di crisi bancarie (di cui lo stesso King sarebbe rimasto vittima anni dopo) la politica monetaria cessa di essere noiosa in due casi. Il primo è quando il banchiere centrale spariglia i giochi, sorprende tutti e vince una battaglia che sembrava persa. Sono casi rarissimi. La storia del dopoguerra ne conosce solo due: il 6 ottobre 1979, quando il presidente della Fed Paul Volcker cambiando le regole di intervento monetario sconfisse la Grande inflazione, e il 26 luglio 2012, quando il presidente della Bce Mario Draghi assunse su di sé la responsabilità di salvare l’euro. «That was their finest hour», avrebbe detto Winston Churchill.

L’altro caso, più frequente, è nei punti di svolta del ciclo economico, quando una fase espansiva si esaurisce e lascia il posto a rallentamento o recessione, e vice-versa. Momenti delicati in cui la banca centrale non deve sbagliare mosse, tempi e relativi annunci. Tutto lascia credere che oggi si sia vicini a uno di quei momenti. Alla prima ondata recessiva legata al Covid e ai suoi lockdown, nel secondo trimestre 2020, è seguita una breve pausa e poi una seconda ondata nel quarto trimestre. All’inizio di quest’anno diversi fattori hanno reso più complessa la situazione, soprattutto nell’eurozona. Gli indicatori della produzione manifatturiera hanno ricominciato a salire. Il settore dei servizi, più direttamente colpito dalle restrizioni, resta invece in recessione. Anche la situazione sanitaria presenta aspetti contraddittori. I Paesi europei restano nella morsa di lockdown più o meno parziali. Ma il processo vaccinale prende vigore, sia pure in modo differenziato, lasciando attendere che nel corso dell’estate il problema pandemico possa essere avviato a soluzione.

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha annunciato che ogni adulto americano avrà un vaccino entro maggio. È il segnale della ripartenza; anche il settore dei servizi mostra indicatori sui livelli massimi storici. Nel mercato finanziario, la curva dei rendimenti si è spostata verso l’alto: un indicatore affidabile che una ripresa economica si avvicina. I rendimenti sono saliti anche nell’eurozona, ma come interpretare la cosa? I primi boccioli di ripresa sono visibili anche qui, ma i tassi di interesse risentono anche di ciò che avviene negli Stati Uniti. Il “manuale” prevede due opzioni. Se i rendimenti riflettono davvero prospettive di ripresa, la politica monetaria deve consentire o assecondare il graduale aumento dei rendimenti (che comunque sono oggi negativi o estremamente bassi), aiutando in prospettiva stabilizzare il ciclo. Se invece il segnale è fasullo o prematuro, il movimento dei tassi deve essere contrastato. Purtroppo il manuale non aiuta a sciogliere il dilemma. Il capo economista della Bce, Philip Lane, in un recente intervento ha detto che le «condizioni di finanziamento» devono essere la «bussola» della banca centrale. Frase in codice per dire che il rialzo dei tassi deve essere contrastato, mantenendo o addirittura intensificando l’espansione monetaria.

È l’ora per la presidente della Bce Christine Lagarde di posare il manuale e affidarsi alla competenza, esperienza, percezione e fortuna sue e del suo staff. Tre aspetti sembrano particolarmente importanti.

1

Controllare la comunicazione. Segnali contrastanti trasmessi da diversi consiglieri, puntual1mente rilanciati da uffici studi di banche non sempre imparziali, aumentano la volatilità e restringono lo spazio di manovra di chi alla fine deve fare la sintesi (la Presidente).

2

Mantenere per quanto possibile aperte le opzioni mentre nuove informazioni affluiscono sui tavoli e nei computer degli analisti della banca centrale. Le prossime settimane saranno ricche di queste informazioni. Azioni e segnali della politica monetaria devono accompagnare queste informazioni, non precederle.

3

Considerare che i rischi della situazione attuale sono fondamentalmente asimmetrici. Questa recessione ha già avuto due cadute e non deve averne una terza. Per contro, i rischi di inflazione sembrano remoti; e in ogni caso, un po’ di inflazione in più in prospetti-va può aiutare a superare certi squilibri pregressi. Nel più lungo periodo invece (ma sperabilmente si tratta di mesi, non anni), un ritorno a rendimenti di mercato positivi è un fatto auspicabile, da non contrastare.

In definitiva: un compito non facile, e per niente noioso, su cui la Presidente si gioca la sua reputazione.

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